di Ornella Capelli – aprile 2026
Una notte, sul pavimento della cameretta di Gigino, molti dei suoi indumenti cominciarono a lamentarsi. Due camicie “sudate” dissero: “Povere noi, che fine facciamo! Da ben stirate e inamidate dopo poche ore veniamo gettate qui senza nessun rispetto.” “Che puzza!” Disse una. “Non siamo noi.” Replicò l’altra. “Sono i calzini da ginnastica, laggiù, buttati uno di qua e l’altro di là, che emanano un odore insopportabile.”

“Cosa dovremmo dire noi?” Aggiunsero le gemelle scarpe. “Veniamo calzate, schiacciate, scalcagnate, senza che Gigi, slacci le stringhe.” “Non siamo da meno noi.”, disse un serioso maglione blu, in compagnia di una maglietta colorata. “Pensate che veniamo tolte insieme, una dentro l’altro. Ci conosciamo talmente bene, che ci siamo innamorati.” “State qui per terra, non andatevene!” Esclamarono alcuni insettini quasi invisibili.
“Ma chi siete ? E’ da un po’ di tempo che ci state addosso.” Chiesero gli indumenti. “Siamo gli acari, formiamo un esercito e abbiamo il diritto di vivere anche noi! Andiamo nei panni sporchi e lì ci nutriamo.” “Poveri noi.” Incalzarono gli indumenti. Si guardarono e si scossero, si diedero una mossa energica e si scrollarono di dosso quei parassiti, che suonarono la ritirata. Poi incominciarono a fare stretching e pian pianino si piegarono da sembrare quasi stirati infine, stanchi, si addormentarono l’uno accanto all’altro.
Gigino la mattina rimase esterrefatto per l’ordine che lo circondava. Poi vide una grande lente e un bigliettino con scritto: “Osserva bene il pavimento!” Firmato: i tuoi indumenti. Gigino curioso si piegò e si spaventò nel vedere un esercito di acari accaniti, che scomparivano passando dalla finestra e puntando su qualche altra cameretta di bambino, che non apprezzava l’utilità dell’acqua e che lasciava a terra i panni sporchi.


