di Andrea Rossi – maggio 2026
La felicità è un bisogno universale, che caratterizza ognuno di noi e che probabilmente è connaturato ad ogni essere senziente.
In quanto bisogno fondamentale può essere più o meno soddisfatto, con tutte le possibili gradazioni intermedie, e ci spinge ad interrogarci su come goderne appieno, nella misura che possiamo sperimentare momento per momento.
Ovviamente non abbiamo la pretesa di suggerire formule magiche o una lista di cose da fare per essere felici; non lo si può ottenere con qualche espediente o leggendo un libro.
Possiamo cercare di esplorare un po’ la natura della felicità, facendoci aiutare da qualche parola chiave:
1. Presuppone una scelta Per essere felici occorre scegliere di esserlo: la componente del nostro libero arbitrio è imprescindibile. La felicità non è automaticamente garantita anche a chi gode delle migliori condizioni e, specularmente, può essere sperimentata da chi vive difficoltà oggettive. È una possibilità, che non ci è mai preclusa del tutto, nella concretezza della condizione che stiamo vivendo.
2. È un cammino attraverso la gratitudine Dall’esperienza sappiamo che non è la semplice assenza di problemi. Possiamo trovare una strada nella capacità di affrontare la vita con sue luci e ombre, volgendo lo sguardo alla gratitudine: c’è sempre qualcosa per cui ringraziare. Gradualmente possiamo allenarci ad essere grati per ogni piccola cosa, per tutto ciò che stiamo trovando sul cammino della vita, anche quando diventa inaspettato o ci conduce dove non vorremmo. Esperienze che giudichiamo negative arrivano per scardinare convinzioni che con il tempo sono divenute limitanti: ad esempio quando diamo per scontato di sapere cosa fare per stare meglio, o che cosa ci serve nella vita, e non ci poniamo più domande. A volte per comprendere è necessario prima fare spazio e pulizia nella nostra mente. In un certo senso si tratta di dimenticare convinzioni radicate che non sono più utili. Tutte le esperienze non ci capitano a caso o per punirci, ma costituiscono un aiuto per diventare ciò che davvero siamo. Una volta che avremo consapevolezza della nostra essenza, la felicità ci apparterrà naturalmente.

3. Si può espandere, come un’onda Scegliere di vivere gratitudine e felicità porta benessere nella nostra esistenza, che si espande a partire da chi ci circonda e via via in ogni direzione. Percepiamo chiaramente quando entriamo in un ambiente se vi regnano serenità e gioia o se sono presenti tensioni e l’influenza che il clima può avere su di noi. Antiche tradizioni e recenti studi ci ricordano che siamo tutti interconnessi in quanto parti-intero [i] di un’unica realtà, co-creatori dell’universo capaci di creare e diffondere felicità.
[i] La connessione, oltre l’illusione della separazione, è un cardine delle filosofie orientali, in particolare della spiritualità buddista e si ritrova in molte culture native. Parti intero dell’uno è uno dei concetti della teoria elaborata dal fisico e inventore Federico Faggin, in collaborazione con il fisico teorico Giacomo Mauro D’Ariano. Qui uno stralcio di un’intervista, in cui il tema viene trattato: Noi siamo parti intero dell’uno, la nostra coscienza è una parte intero dell’uno come ogni cellula del nostro corpo è una parte intero dell’organismo. La realtà non è fatta di parti separabili ma di parti intero, l’elettrone non esiste come parte separabile del campo ma è uno stato del campo inseparabile da esso. Noi siamo parti intero che comunichiamo per conoscere noi stessi, perché il tutto che è dentro di me mi permette di conoscere me stesso osservando e capendo il tutto che è dentro gli altri.
Per chi volesse approfondire, in rete si possono reperire facilmente articoli o video su Faggin e l’intervista completa, da cui è stato tratto lo stralcio si trova in https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2022/11/La-cooperazione-legge-delluniverso-Intervista-con-Federico-Faggin-6ad24989-6c3e-44f7-8f5a-50df813972ee.html


