di Michela Fronti – giugno 2026
La ballata medievale di “Holly and Ivy” (Inghilterra, XIV–XV sec.) narra che l’anno è governato da due sovrani gemelli e rivali: il Re Quercia ‘Oak King’, Signore della luce, della crescita e dell’estate, e il Re Agrifoglio ‘Holly King’, Signore dell’oscurità, del riposo e dell’inverno. Essi si affrontano due volte all’ anno, nei momenti chiave del ciclo solare.
Durante il solstizio d’inverno, quando la notte sembra eterna, il Re Quercia sconfigge il Re Agrifoglio. La sua vittoria porta il ritorno della luce, l’inizio dell’allungarsi dei giorni, il lento risveglio della natura. Ma il Re Agrifoglio non muore: si ritira, e attende il suo momento. Durante il Solstizio d’estate assistiamo alla vittoria del Re Agrifoglio. Quando il sole tocca il culmine, il Re Agrifoglio riprende il potere. Sconfigge il Re Quercia e porta il declino della luce, l’accorciarsi dei giorni, l’avvicinarsi dell’autunno e del riposo invernale. Ma anche questa volta il Re Quercia non muore davvero. Nessuno dei due re regna mai per un anno intero: la loro battaglia è eterna e simbolica. Ogni re porta con sé il seme dell’altro: la luce cresce già dentro l’oscurità, e l’oscurità cresce dentro la luce.

Pianta facilmente riconoscibile nei nostri boschi e fortemente simbolica ed associata all’inverno. Ha altezza variabile: da 2–3 m fino a oltre 10–15 m in condizioni favorevoli con chioma densa, ramificata, di forma generalmente ovale o piramidale. Foglie: sempreverdi, coriacee e lucide, forma ovale–ellittica, lunghe 5–8 cm, la superficie superiore è verde scuro brillante, quella inferiore è più chiara.
Interessante curiosità dei margini: nei rami bassi sono acuminati e con spine molto evidenti; nei rami alti o negli individui maturi il margine è più intero o leggermente ondulato, spesso senza spine. Questo adattamento è detto eterofillia difensiva. I principali erbivori naturali che potrebbero brucare i rami delle piante sono: cervi, caprioli, bestiame (in ambienti antropizzati) e possono raggiungere facilmente solo i rami bassi, ecco il perché delle spine, servono a scoraggiare il morso degli erbivori. I rami alti, invece, non sono alla portata della bocca degli erbivori: non c’è quindi pressione per mantenere foglie dure e spinose. Produrre spine e foglie molto coriacee, infatti, richiede più energia e maggiori risorse. Se la pianta non ne ha bisogno, non conviene “sprecare” energia. Per questo gli agrifogli più alti producono foglie senza spine, più economiche e più efficienti per la fotosintesi.
Alcuni studi ecologici inoltre hanno dimostrato che l’agrifoglio può modificare la forma delle sue foglie in risposta ai danni da brucatura e se un ramo alto viene danneggiato, la pianta può riprendere a produrre foglie spinose anche in alto. Questo dimostra che è un tratto plastico (cioè modificabile dall’ambiente), non solo genetico.


