Un giorno, mentre tutto nero e sudato si trovava nella cappa di un camino, sentì qualche cosa d’appuntito cadergli addosso: era una stellina luminosa e magica che aveva salutato il cielo, per scendere curiosa a visitare la terra e gli uomini che la abitavano. Egli la considerò un dono del cielo e la portò sempre con sé, infilata dentro la tasca dei pantaloni. Recatosi in un castello, per pulire un grande camino, vide, in un maestoso salone, un pianoforte. Attratto dallo strumento, si mise a battere sui tasti e ad un tratto le sue dita iniziarono a muoversi freneticamente e a produrre un suono meraviglioso grazie alla magia della stellina. Questa magia gli permise di riconoscere in sé stesso la passione per la musica e per il pianoforte. Strimpello si impegnò e in breve divenne un famoso pianista che portò le sue melodie in giro per tutto il mondo. La stellina rimase il suo portafortuna, ma la sua bravura dipendeva dal talento, sorretto dall’esercizio e dallo studio costante. Col passare degli anni, la nostalgia lo riportò al suo paese. Una sera, mentre curioso camminava in uno dei tanti vicoli bui, due mani lo afferrarono per la giacchetta e lo trascinarono in un sottoscala. Alzato lo sguardo, vide alla fioca luce, delle facce scure e “cattive”. Egli immediatamente tolse dalla tasca dei pantaloni la sua stellina, la cui luce illuminò quei visi, che subito cambiarono espressione e diventarono buoni. Strimpello acquistò per ognuno di queste persone uno strumento musicale diverso: una tromba, un violino, un tamburo, e un clarinetto. Formò così un’orchestra, che aiutata dalla stellina, avrebbe viaggiato per tutto il mondo rendendo felici molte persone. La stellina, ancora una volta, aveva donato il suo splendore per far prevalere il bene sul male.
La stellina magica
La stellina magica di Ornella Capelli – dicembre 2025 In un paese lontano, baciato dal sole e bagnato dal mare, viveva Strimpello, un ragazzo così chiamato perché la sera, sulla spiaggia, con gli amici, suonava la chitarra improvvisando canzoni. La notte invece il ragazzo, poiché faticava a prender sonno, si univa a dei vecchi pescatori che con la barca uscivano in mare aperto per gettare le reti in mare e ritirarle solo quando erano colme di pesci. A Strimpello questa vita non bastava, sentiva la necessità di fare lavori diversi e per questo motivo lasciò il suo paese per recarsi in una località, dove già uno zio aveva fatto fortuna. Il paese in cui arrivò era assai freddo ed egli lavorò sodo, montando stufe e pulendo camini. Guadagnava bene, ma spesso, quando la sera rientrava dal lavoro, si pentiva di aver lasciato il paese e gli amici veri con i quali era cresciuto.
Un giorno, mentre tutto nero e sudato si trovava nella cappa di un camino, sentì qualche cosa d’appuntito cadergli addosso: era una stellina luminosa e magica che aveva salutato il cielo, per scendere curiosa a visitare la terra e gli uomini che la abitavano. Egli la considerò un dono del cielo e la portò sempre con sé, infilata dentro la tasca dei pantaloni. Recatosi in un castello, per pulire un grande camino, vide, in un maestoso salone, un pianoforte. Attratto dallo strumento, si mise a battere sui tasti e ad un tratto le sue dita iniziarono a muoversi freneticamente e a produrre un suono meraviglioso grazie alla magia della stellina. Questa magia gli permise di riconoscere in sé stesso la passione per la musica e per il pianoforte. Strimpello si impegnò e in breve divenne un famoso pianista che portò le sue melodie in giro per tutto il mondo. La stellina rimase il suo portafortuna, ma la sua bravura dipendeva dal talento, sorretto dall’esercizio e dallo studio costante. Col passare degli anni, la nostalgia lo riportò al suo paese. Una sera, mentre curioso camminava in uno dei tanti vicoli bui, due mani lo afferrarono per la giacchetta e lo trascinarono in un sottoscala. Alzato lo sguardo, vide alla fioca luce, delle facce scure e “cattive”. Egli immediatamente tolse dalla tasca dei pantaloni la sua stellina, la cui luce illuminò quei visi, che subito cambiarono espressione e diventarono buoni. Strimpello acquistò per ognuno di queste persone uno strumento musicale diverso: una tromba, un violino, un tamburo, e un clarinetto. Formò così un’orchestra, che aiutata dalla stellina, avrebbe viaggiato per tutto il mondo rendendo felici molte persone. La stellina, ancora una volta, aveva donato il suo splendore per far prevalere il bene sul male.
Un giorno, mentre tutto nero e sudato si trovava nella cappa di un camino, sentì qualche cosa d’appuntito cadergli addosso: era una stellina luminosa e magica che aveva salutato il cielo, per scendere curiosa a visitare la terra e gli uomini che la abitavano. Egli la considerò un dono del cielo e la portò sempre con sé, infilata dentro la tasca dei pantaloni. Recatosi in un castello, per pulire un grande camino, vide, in un maestoso salone, un pianoforte. Attratto dallo strumento, si mise a battere sui tasti e ad un tratto le sue dita iniziarono a muoversi freneticamente e a produrre un suono meraviglioso grazie alla magia della stellina. Questa magia gli permise di riconoscere in sé stesso la passione per la musica e per il pianoforte. Strimpello si impegnò e in breve divenne un famoso pianista che portò le sue melodie in giro per tutto il mondo. La stellina rimase il suo portafortuna, ma la sua bravura dipendeva dal talento, sorretto dall’esercizio e dallo studio costante. Col passare degli anni, la nostalgia lo riportò al suo paese. Una sera, mentre curioso camminava in uno dei tanti vicoli bui, due mani lo afferrarono per la giacchetta e lo trascinarono in un sottoscala. Alzato lo sguardo, vide alla fioca luce, delle facce scure e “cattive”. Egli immediatamente tolse dalla tasca dei pantaloni la sua stellina, la cui luce illuminò quei visi, che subito cambiarono espressione e diventarono buoni. Strimpello acquistò per ognuno di queste persone uno strumento musicale diverso: una tromba, un violino, un tamburo, e un clarinetto. Formò così un’orchestra, che aiutata dalla stellina, avrebbe viaggiato per tutto il mondo rendendo felici molte persone. La stellina, ancora una volta, aveva donato il suo splendore per far prevalere il bene sul male.
